venerdì 8 febbraio 2002

Regime linguistique. 4 Points de réflexion

To: Morgantini Luisa (EP)
Subject: Israel must reimburse the EU
Importance: High
Sensitivity: Personal

Riferendomi al comunicato-stampa diffuso da ATTAC, sui danni di Israele alla Palestina, sarei molto grata all'On. Morgantini se, nella sua qualità di parlamentare italiana, e nel rispetto dei cittadini che l'hanno eletta, volesse avere il riguardo di scrivere i suoi testi nella nostra bellissima, cenerentola lingua. I parlamentari europei sono gli unici che possono ancora contribuire efficacemente, in assenza di un governo sensibilizzato, a salvare la situazione delle lingue di lavoro delle istituzioni europee.

In tutta franchezza, al momento attuale, il ruolo dell'Italia, della sua lingua e della sua cultura, in seno alle istituzioni europee, mi sembra, di gran lunga, più importante dei problemi legati all'Accordo di Associazione con Israele. "Primum vivere, deinde philosophari".

Il posto dell'Italia in Europa, è quello di uno dei grandi Paesi fondatori.

Grande, dal punto di vista demografico, economico, politico e culturale e quindi non un Paese minore.

In quanto cittadina italiana, discriminatissima dall'attuale regime linguistico delle istituzioni comunitarie, in fase di ulteriori degradi, nell'indifferenza totale dei governi che si sono avvicendati, ringrazio molto vivamente per, l'eventuale, seguito che sarà dato alla mia richiesta.

Le istituzioni europee, spinte da forze occulte e centrifughe, stanno, nella fase attuale e già da qualche tempo, svendendo quelli che sono il patrimonio e le prerogative del "popolo sovrano", il quale è all'oscuro di tutto. La perdita della propria lingua, della propria cultura, della propria identità è un prezzo troppo alto da pagare all'Europa. Infatti, e a giusto titolo, non è previsto in nessuno dei Trattati costitutivi dal 1952 ad oggi. Non tener conto di questi punti fermi, di carattere fondamentale, significa creare, in seno all'Europa, disuguaglianze e discriminazioni ingiustificate e ingiustificabili, significa dar spazio a una cultura dominante e generare cittadini di prima e di seconda categoria. Queste ingiustizie di carattere culturale, a termine, destabilizzeranno l'Europa e saranno all'origine di nuovi conflitti.

Il caso di Israele e quello dell'Irlanda del Nord dovrebbero insegnare che non si può, impunemente, ignorare l'aspetto "culturale" nel quotidiano convivere delle genti senza creare conflitti insolubili. Continuare sulle deviazioni intraprese, significa programmare, a termine, la balcanizzazione dell'Europa.  Ai semplicioni che predicano una lingua unica, come negli Stati Uniti, è doveroso ricordare che il prezzo di questa  uniformità è stato, come minimo ma non solo, il genocidio degli indigeni.

Anna Maria Campogrande
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